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Cari colleghi,
Vi sottopongo alcune riflessioni del Prof. Zicarelli a proposito della Zooantropologia e delle Attività Assistite con gli animali. E' mio parere personale che il ragionamento portato avanti dal Preside abbia numerosi punti di grande forza. Invita la professione ad avvicinarsi all'università, per questo argomento ma spero, in seguito, per molti altri, ricreando un legame assolutamente necessario alla rinascita culturale della nostra categoria, purtroppo al momento troppo debole; auspica la centralità del ruolo del Medico Veterinario in un ambito ancora indefinito dal punto di vista normativo e, pertanto, a rischio di contaminazioni esterne; sancisce l'apertura dell'Università a argomenti attuali, emergenti, per la trattazione dei quali si è ricorso, oltre alle risorse interne alla Facoltà, anche a numerosi docenti esterni noti per la loro riconosciuta professionalità; e in ultimo, non per importanza, incentiva la conoscenza in un argomento che potrebbe rappresentare uno dei possibili sbocchi lavorativi non tradizionali, dei quali i nostri giovani laureati, tanto avrebbero bisogno. Mi fa piacere sottolineare, inoltre, che il nostro Professore Zicarelli conserva, anche da Preside, la passione e la veemenza che lo caratterizzava come professionista e come docente. Per questo lo ringraziamo.
Il Presidente Corrado Pacelli
Alla luce del proliferare di iniziative che coinvolgono l'affascinante ambito della Zooantropologia e delle Attività Assistite con gli animali, ci terrei in qualità di Preside della Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università di Napoli "Federico II" ad informare, i Presidenti degli Ordini che presso la nostra Facoltà dall'anno accademico 2008/2009 è stato attivato un Modulo Professionalizzante in Zooantropologia, al V anno del Corso di Laurea, per un totale di 29 CFU coordinato dalla Professoressa Lucia Francesca Menna. Tale esperienza formativa è la prima in Italia ed ha costituito un importante momento di approfondimento di tematiche relative alle Attività Assistite con gli animali che hanno fortemente coinvolto la popolazione studentesca (63 studenti) che ha seguito il modulo con rigore e passione. Il corso si è articolato in lezioni teoriche e stage presso strutture accreditate che attuano queste attività ed ha visto il contributo di numerosi docenti esterni noti per la loro riconosciuta professionalità, anche e soprattutto per tematiche di carattere non strettamente veterinario (psicologi, antropologi, naturalisti, etc.). Gli studenti del modulo hanno partecipato anche a dibattiti e seminari di bioetica e sono stati intrapresi vari progetti di Attività Assistite con gli animali, organizzati da vari docenti presso strutture per anziani e per non vedenti della nostra regione. Sono stati, inoltre, organizzati programmi di zooantropologia didattica presso scuole e sono state elaborate interessanti tesi di laurea a carattere sperimentale. Ritengo che l'insieme di queste attività sia finalizzato a valorizzare la figura del Medico Veterinario facendogli assumere quella centralità che gli spetta in tali attività per le sue peculiari competenze intrinseche nella figura professionale attorno alla quale le altre, pur preziose, possono completare le attività di pet terapy nel particolare ed affascinante ambito della più vasta problematica del rapporto uomo - animale.
Solo il rigore scientifico permette di evitare che ambiti innovativi ancora indefiniti rispetto a competenze e normativa di regolamento vengano acquisiti da figure professionali che per vocazione e formazione non possono sintetizzare il bagaglio culturale del Medico Veterinario che è l'unico a poter approcciare queste affascinanti esperienze per la completezza dei suoi studi. D'altra parte c'è un punto nel codice deontologico del veterinario che rafforza l'opinione di dare esclusivamente al veterinario il compito di eseguire le attività assistite e la pet therapy. E' indubbio, infatti, che è compito del Medico Veterinario tutelare l'uomo da qualsiasi pericolo può derivare dall'utilizzo e contatto con l'animale, quindi nell'ottica di una più ampia visione, ne deriva che non solo l'uomo va tutelato dal contagio da parte di agenti infettanti, da zoonosi o da offese (morsicature, calci ecc.) da parte dell'animale ma anche da attività e cooterapie eseguite in maniera impropria per la non corretta scelta della specie da impiegare o per una errata valutazione della sua indole.
Invito, pertanto, i Presidenti degli ordini professionali e la stessa FNOVI in questa prima fase, almeno fino a quando non sia consolidata la centralità della figura del Medico Veterinario, a demandare e/o ad organizzare unitamente agli Organi accademici iniziative in questo campo. Tale comportamento sancirebbe in maniera più unitaria l'importanza della figura del Medico Veterinario in questo tipo di attività, arginando così in maniera concreta i tentativi che da più parti vengono intrapresi per appropriarsi di competenze che una volta perse sarà difficile ricondurre nell'ambito veterinario. Pur consapevole che il mondo universitario non sempre ha gestito la formazione post universitaria in maniera ineccepibile, ribadisco che in questo particolare momento bisogna far fronte comune per sancire le competenze e in questo caso deve essere il mondo accademico unitamente a quello professionale a sorreggere un unico ombrello. Una volta sancito il principio è plausibile che nell'ambito di una corretta e stimolante concorrenza le organizzazioni professionali possano appropriarsi di iniziative finalizzate a valorizzare la figura del Medico Veterinario in questo campo foriero di nuove e attraenti attività.
Sono certo che chi ha a cuore la Medicina Veterinaria non può non condividere questo richiamo.
Cordiali saluti
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